Bersani: “Non mi piace l’Europa con l’elmetto, si spinga sul cessate il fuoco”

Pierluigi Bersani non è uomo da ragionamenti manichei. E neanche di fronte al conflitto russo-ucraino, che in questi giorni sta scuotendo il cuore dell’Europa, riesce a cedere alla tentazione della semplificazione. Per l’ex segretario del Pd, intervistato oggi da Repubblica, l’ultima cosa che serve è “un’unione europea con l’elmetto”. Piuttosto, dice Bersani, “occorre spingere per il negoziato, per il cessate il fuoco”. Affermazioni che, apparentemente, sembrano contraddire il suo voto a favore dell’invio di materiale bellico italiano verso Kiev: “Non c’è nessuna contraddizione – spiega Bersani – ho votato a favore degli aiuti militari, penso che l’aggressione di Putin non abbia alcuna giustificazione storica, trovo giuste le sanzioni ma allo stesso tempo reputo insufficiente l’operato dell’Europa”. Kiev, continua Bersani, “va difesa ad oltranza, occorre stare con i resistenti ucraini mettendo in campo un’azione diplomatica che lanci il messaggio di cessate il fuoco”. E però, aggiunge, “ci sono trenta guerre in giro per il mondo, non mi pare che l’Occidente si schieri sempre con i resistenti”.

Ma Putin, incalza il giornalista, le sembra uno disposto al dialogo? “So bene che ci ha preso in giro ma la postura dell’Europa è di provarci incessantemente, pensando anche al dopo. Tengo a mente la lezione di Metternich nel 1814″. Metternich, si ricorderà, dopo aver sconfitto Napoleone “pretese che anche la Francia sedesse al tavolo del congresso di Vienna per decidere assieme i nuovi equilibri. E Metternich non è certo un bersaniano”. E sulla Nato, sul suo progressivo allargamento ad Est, Bersani sottolinea l’errore fatto nel 1991: “Penso che ci sia stato un errore nel 1991, quando dopo la dissoluzione del mondo sovietico non si tentò di coinvolgere la Russia nei nuovi equilibri europei”. E invece “si lasciò Gorbaciov da solo che accettò la sconfitta storica senza versare una sola goccia di sangue. Solo per questo meriterebbe sette premi Nobel per la pace”.

Ma Putin, incalza Repubblica, non è come Hitler nel 1939? “Putin è Putin. Un autocrate nazionalista che da qualche anno abbiamo riscoperto imperialista”, e, precisa Bersani, “questa non è una giustificazione. Ma detto questo – lamenta l’ex segretario Dem – si può ancora discutere in questo Paese affrontando criticamente una vicenda così drammatica?” Il riferimento è anche agli ultimi episodi di censura, in Italia, contro giornalisti e intellettuali, come Paolo Nori, il cui corso su Dostoevskij, incentrato sul suo ultimo libro, era stato sospeso dall’Università Bicocca di Milano: “La Bicocca – continua Bersani – aveva interrotto un corso su Dostoevskij: demenziale. Si parte dagli artisti ma di questo passo si chiederà anche alle badanti russe di dissociarsi”. Perché se è vero – è il ragionamento di Bersani – che si deve essere contro la guerra senza se e senza ma è pure vero che occorre anche “mantenere la testa aperta al ragionamento. Marc Innaro, il corrispondente del Tg2, rischia il licenziamento per aver espresso un’opinione. E’ questa l’idea di Occidente che abbiamo?” E sui sentimenti che agitano il popolo della sinistra in questi giorni, Bersani conclude: “Le piazze piene sono la dimostrazione che la gente vive un’angoscia profonda e vuole che venga fatto tutto il possibile per la pace. Bisogna – conclude Bersani – tendere la mano a queste persone”. Le ultime considerazioni di Bersani sono infine per Mario Draghi “che sta esprimendo una posizione in linea con l’attuale Europa”. L’Europa con l’elmetto.

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