La Uil apre al salario minimo: “Siamo d’accordo ma…”

Il Fatto Quotidiano ha intervistato oggi il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. Tema dominante dell’intervista, naturalmente, la crisi ucraina. Bombardieri ha ribadito la linea della contrarietà del sindacato all’invio di armi italiane in Ucraina e anzi ha rilanciato la proposta che è emersa dalla manifestazione pacifista di sabato scorso a Roma sul ridimensionamento delle spese militari: “Siamo per un percorso di pace e per un ridimensionamento delle spese militari”, dice il segretario al Fatto, “occorre ripensare la diplomazia internazionale, interrogarsi sul ruolo dell’Unione europea anche alla luce dellla crisi dell’Onu, bloccata da scelte storiche e dal peso del potere di veto. Servono strumenti nuovi ma serve la riduzione delle spese militari”.

L’intervista ha poi afffrontato il tema delle diseguaglianze sociali. Per il numero uno della Uil occorre “tassare gli extraprofitti realizzati con la pandemia. Ci sono grandi aziende che hanno realizzato grandi utili e chiedere un contributo ora mi sembra naturale”. E sulla questione del salario minimo, su cui i sindacati hanno sempre – legittimamente – manifestato qualche perplessità, soprattutto per gli effetti che potrebbe avere sulla contrattazione collettiva, Bombardieri si è sbilanciato: “Sì, siamo d’accordo. La nostra unica preoccupazione è che coincida con i minimi contrattuali e non diventi uno strumento di sostituzione al contratto di lavoro. Il rischio è che con un salario minimo fuori dal contratto si venga attirati da una paga base più alta ma priva delle garanzie del contratto”. E dunque, sì al salario minimo per la Uil, purché non sia più basso dei minimi contrattuali e purché ricomprenda, oltre al salario, anche i diritti, come ferie, malattia, maternità, che al lavoro sono connessi grazie al ruolo insostituibile della contrattazione collettiva.

Un pensiero riguardo “La Uil apre al salario minimo: “Siamo d’accordo ma…”

  1. non sono d’accordo perchè gli Ucraini hanno il diritto di difendersi dall’aggressore e mentre loro si difendono le altrui nazioni debbono lavorare seriamente e urgentemente per fermare Putin.
    Chi dice di non armarli significa arrendersi allo strapotere guerrafondaio di Putin

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