Il presidente dell’Anpi spiega la differenza tra resistenza italiana ed ucraina

Chi, se non Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’Anpi, ha titolo e “competenza” storica per spiegare la differenza tra i resistenti ucraini e la Resistenza italiana? L’Anpi, ricordiamo, è la storica associazione nazionale partigiani d’Italia, “erede”, e principale “testimonial”, della tradizione partigiana italiana e della dimensione valoriale della Resistenza. E Pagliarulo, questa differenza, la spiega rispondendo alle considerazioni di Luigi Manconi pubblicate su Repubblica in cui viene contestato il dissenso dell’Anpi sull’invio di armamenti in Ucraina. Nella sua riflessione, Manconi insiste sul parallelo tra resistenza ucraina e resistenza italiana, chiedendosi quale sia la differenza tra l’invio di armi ai partigiani da parte degli Alleati e l’invio di armi ai resistenti ucraini da parte dell’Italia.

“La differenza è molto semplice: mentre gli Alleati erano in guerra da anni col blocco nazifascista, e quindi con la Germania occupante, l’Italia non è in guerra con la Russia“, risponde Pagliarulo. “Ciò non cambia di una virgola la legittimità e – aggiungo – la necessità della resistenza ucraina, ma rende questo paragone pericolosissimo perché l’invio di armi in Ucraina potrebbe essere letto come un atto di cobelligeranza”.

E a chi continua a sostenere che il paragone regge perché di fatto siamo in guerra contro la Russia, il presidente dell’Anpi risponde: “Un’affermazione irresponsabile. La domanda da porsi, nell’ambito degli aiuti da inviare ai resistenti ucraini, è quale sia la linea rossa da non superare, oltre la quale c’è il rischio di un’espansione della guerra. Può essere l’invio di armamenti, perché le sanzioni parlano il linguaggio dell’economia, ma le armi parlano solo il linguaggio della guerra. Ne dobbiamo avere consapevolezza. In sostanza pensiamo che non si possa mettere in pericolo la sicurezza dell’Italia (e dell’Europa)”.

Pagliarulo ricorda come la posizione dell’Anpi non sia affatto solitaria ma sia condivisa dal 76% degli italiani che, secondo i sondaggi, sarebbero contrari all’invio di armi all’Ucraina. E a Manconi, che polemizza con coloro che precisano che “Putin non è Hitler”, Pagliarulo replica: “Putin è il responsabile dell’invasione violenta e sanguinosa di un Paese incommensurabilmente più debole dal punto di vista militare, è portatore di una politica imperiale con vaghe ascendenze zariste; è un autocrate all’interno di un sistema correttamente definito di “democratura” caratterizzato da repressioni, autoritarismi polizieschi e quant’altro. Ma, per favore, non banalizziamo la storia: l’unicità di Hitler consiste non solo nell’aver invaso l’intera Europa, fra cui l’Unione sovietica, ma anche e specialmente nell’essere stato il consapevole responsabile della Shoah, dello sterminio degli oppositori politici, dei prigionieri di guerra, dei rom, dei diversamente abili, delle minoranze religiose, degli omosessuali. Questi paragoni sono francamente propagandistici e fuorvianti”.

E dunque perché, come dice Manconi, dopo aver provato tutte le vie diplomatiche, non si dovrebbe sostenere l’Ucraina anche attraverso la fornitura di armi? “Per un motivo solare, – spiega Pagliarulo -, perché non è stata tentata affatto” la via diplomatica. “La via negoziale – precisa il presidente Anpi – è sostanzialmente in mano a Putin e Zelensky, con meritori tentativi diplomatici di Macron e Scholz. Ma non c’è la voce in quanto tale dell’Unione Europea, il cui unico impegno fino ad oggi è stato quello, giusto, di imporre sanzioni e quello, a nostro avviso pericolosissimo, di inviare armi. Biden ha recentemente affermato che o si risolve il dramma ucraino con le sanzioni oppure si va a una guerra molto più ampia. Noi pensiamo che l’avvio di un negoziato con un ruolo positivo anche dell’Unione Europea sia l’unica strada per arrivare alla pace e per sventare il rischio esistente di una guerra ben più ampia”.

In conclusione, per il presidente dell’Anpi, “nel dramma che attraversa oggi l’Ucraina e nel pericolo che scoppi la terza guerra mondiale, dovremmo avere cuore caldo e mente fredda, e dovremmo chiedere a tutti il massimo di responsabilità e di ragionevolezza e il minimo di propaganda. Per memoria – conclude Pagliarulo – ricordo che siamo nell’era atomica. Lo dico a tutti. Lo dico in particolare a Manconi di cui ho sempre avuto stima per il suo impegno per la pace, per diritti umani e per i diritti civili. Ma questa volta no, con serenità e rispetto (che mi auguro sia reciproco) non sono d’accordo”.

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