L’arcivescovo Ricchiuti: “La Nato ha colpe gravi, il Parlamento ascolti i pacifisti”

“Sono del parere che una delle motivazioni per cui oggi Russia e Ucraina sono in questo conflitto drammatico e gravissimo, sia stata proprio l’ipotesi di allargare la Nato fino a Kiev. Penso che se oggi la Nato assicurasse di non avere alcuna volontà di andare a impiantare missili o basi in Ucraina, potrebbe contribuire fortemente a smorzare la tensione”. A parlare, intervistato da Tommaso Rodano del Fatto Quotidiano, è l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, dal 2014 presidente del movimento cattolico per la pace Pax Christi. Ricchiuti, nel mondo cattolico, è tra le figure che esprimono le posizioni più avanzate e “radicali” in tema di pace, di diritti, di accoglienza dei migranti.

Il 3 marzo, l’arcivescovo Ricchiuti ha scritto un appello pubblico intitolato “Tacciano le armi”, che condanna con forza l’aggressione militare promossa da Putin ma senza dimenticare le responsabilità della Nato, di cui anche l’Italia fa parte. “Nel mondo – dice Ricchiuti – c’è già la “terza guerra mondiale a pezzi”, come la chiama Papa Francesco. La nostra miopia è una parte del problema e mi permetta di rimproverare anche la sua categoria, i giornalisti. Chi sta contando i milioni di vittime in Congo? Noto un certo pudore nello scrivere che le bombe dell’Arabia Saudita in Yemen sono anche italiane, fabbricate in Sulcis. Sull’Ucraina per fortuna c’è tanta informazione e questo porta a una splendida solidarietà. Ma perché non ci siamo commossi per i migranti africani? Qualcuno è riuscito a dire che quelli di oggi sono rifugiati veri e quelli di ieri erano falsi”.

Ma tra le guerre dimenticate, fa notare Rodano, c’è anche quella del Donbass? “Non si può non rammentare – ribatte l’arcivescovo – che il fuoco di questo conflitto terribile covava sotto la cenere dal 2014. Non si può non ricordare che a Odessa i nazisti di Azov mandarono al rogo 50 manifestanti filorussi. In otto anni non è stato fatto nulla per leggere quegli eventi e incoraggiare altre strade”.

E a chi incoraggia l’invio di armi all’Ucraina, Ricchiuti ricorda il Vangelo:” È un punto davvero dolente – dice – ma chi crede nel Vangelo non può dimenticare le sue parole: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada”.

Ancora più chiaro, l’arcivescovo, sulla questione del riarmo e dell’aumento delle spese militari: “Di fronte ai problemi della fame, dell’ingiustizia sociale, della mancanza di scuole e ospedali, si può aumentare la spesa in armi? La politica sembra sorda. Sorda alle richieste dei giovani e anche all’appello di 50 scienziati premi Nobel – conclude Ricchiuti – tra cui Carlo Rovelli, che hanno chiesto di ridurre del 2% la spesa militare, calcolando che si potrebbe creare un fondo di solidarietà tra nazioni di due miliardi di dollari”.

L’intervista integrale sul Fatto Quotidiano in edicola

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